Come Puccini compose la ‘Bohème’

Dopo il grande successo che aveva ottenuto con la sua Manon Lescaut nel 1893, Puccini era alla ricerca di un nuovo soggetto che potesse catturare l’immaginazione del pubblico. L’idea di adattare il romanzo ‘Scènes de la vie de bohème‘ di Henri Murger (di cui erano scaduti i diritti) gli venne già nel 1892-1893. Ma, come ben sanno i perfezionisti, realizzare qualcosa di veramente eccezionale richiede tempo. E così, tra viaggi all’estero, impegni vari, e anche piccole distrazioni dovute alla sua passione per la caccia, Puccini impiegò circa tre anni prima di portare a termine ‘La Bohème’.

Tra Sicilia e Parigi

Mentre lavorava alla ‘Bohème‘, Puccini era affascinato anche dall’idea di musicare la novella ‘La Lupa‘ di Giovanni Verga. Questo lo portò addirittura in Sicilia per parlare con lo scrittore. Tuttavia alla fine mise da parte l’idea della ‘Lupa’, ritenendola una vicenda non molto adatta ad essere trasformata in opera lirica. Si concentrò quindi unicamente sulla storia dei giovani bohémien parigini.

La competizione con Leoncavallo

Ma ogni grande progetto ha le sue sfide. Ruggero Leoncavallo, un altro famoso compositore, protestò pubblicamente sostenendo di aver avuto per primo l’idea di ricavare un’opera dal romanzo di Murger.
Si innescò così una specie di ‘competizione’, di ‘sfida’ tra i due musicisti, Puccini e Leoncavallo, su cui si riversava anche la rivalità tra i loro rispettivi editori, Ricordi e Sonzogno; la faccenda ebbe tanto clamore che se ne parlò perfino sui giornali.

La collaborazione ‘litigarella’ con Giacosa e Illica

Per sostenere Puccini nella composizione della sua ‘Bohème’, la Ricordi gli affiancò due collaboratori d’eccezione: Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, con il compito di realizzare il libretto dell’opera: llica, il più giovane, si sarebbe occupato della trama e della struttura drammatica, mentre Giacosa avrebbe dovuto scrivere i versi. Un lavoro però tutt’altro che pacifico; benché i rapporti fossero amichevoli, i tre avevano spesso delle lunghe e talvolta accese discussioni: Puccini infatti era molto esigente, per non dire incontentabile; richiedeva continue modifiche e aggiustamenti ai librettisti, portandoli quasi sull’orlo di un esaurimento nervoso.
In totale ci vollero quasi due anni per completare il libretto. Nel 1895, Giacosa, scoraggiato, scrisse a Ricordi affermando che non avrebbe mai più lavorato con Puccini. Fortunatamente, questo non accadde e Giacosa e Illica continuarono a collaborare con Puccini anche per “Tosca” e “Madama Butterfly”, in un felice (anche se sempre animatissimo) sodalizio artistico.

La composizione del libretto

La struttura della ‘Bohème’ è moderna e innovativa, basata su una rapida successione di scene, o “quadri”, che catturano momenti diversi della vita dei bohémien. Dalla soffitta parigina dove tutto inizia, alla stessa soffitta dove tutto finisce, la narrazione alterna episodi vivaci e spensierati a momenti tristi e malinconici, creando un perfetto equilibrio.

Nel libretto pubblicato c’è una nota dei librettisti che spiega brevemente il loro approccio:

“rendere lo spirito essenziale del romanzo di Murger; far sì che nessun personaggio perda la propria identità psicologica; riprodurre con precisione, me senza affettazioni, i colori e le atmosfere dell’ambiente bohémien; non alterare lo schema generale del romanzo; far coesistere squarci comici a squarci drammatici, spensieratezza e malinconia, gioia di vivere e al tempo stesso consapevolezza della gioventù che passa”.

Senza menzionare direttamente la pièce, difendono la fusione dei personaggi di Francine e Mimì di Murger in uno solo:

“Chi può non confondere nel delicato profilo di una sola donna quelli di Mimì e di Francine?”

Va tenuto conto che all’epoca, il libro di Murger era di pubblico dominio poiché Murger era morto senza eredi, ma i diritti della pièce erano ancora controllati dagli eredi di Théodore Barrière.

Puccini e il ricordo dei suoi anni da ‘scapigliato’

Puccini non era mai stato a Parigi e non la conosceva; ma la lettura del romanzo di Murger gli fece ricordare il periodo in cui visse a Milano anche lui da povero studente del conservatorio; anni da ‘scapigliato’, perché era per l’appunto il periodo della scapigliatura, il movimento artistco-letterario italiano di fine ‘800 che ha molte analogie con i ‘bohémien’ parigini presenti nel romanzo di Murger. Gli scapigliati erano simili ai bohémien: anche loro giovani, poveri e ‘contro il sistema’, a volte scioccanti nelle loro affermazioni; gravitavano a Milano, città che per l’appunto stava vivendo condizioni sociali ed economiche simili alla Parigi del 1830.
Questo ricordo dei suoi anni giovanili ispirò Puccini per la musica della ‘Bohème’; lui ben sapeva cosa significava dover vivere in povertà, senza legna per scaldarsi nei freddi inverni milanesi.
Il leitmotif dei quattro bohémien, con cui si apre l’opera, deriva proprio da una composizione giovanile di Puccini, un capriccio sinfonico risalente agli anni del conservatorio.

L’atto che Puccini decise di ‘tagliare’

Nel 1957, quando la vedova di Illica morì, i suoi documenti furono donati al Museo di Parma. Tra questi c’era il libretto completo della ‘Bohème’. Si scoprì così che i librettisti avevano preparato un atto che Puccini aveva deciso di non includere nell’opera.
Questo “atto mancante” è interessante perché spiega i commenti gelosi di Rodolfo nel terzo atto, quando allude al ‘moscardino di viscontino’.

L’azione si svolge tra la scena del Café Momus e il terzo atto, e descrive una festa all’aperto nella casa di Musetta. Il suo protettore, per gelosia, ha smesso di pagare l’affitto, quindi i mobili di Musetta vengono spostati nel cortile per essere messi all’asta la mattina seguente. I quattro bohémien colgono l’occasione per organizzare una festa e chiamano vino e un’orchestra. Musetta dà a Mimì un bellissimo abito da indossare e la presenta a un visconte. La coppia balla un quadriglia nel cortile, suscitando la gelosia di Rodolfo. Questo spiega il suo riferimento nel terzo atto al “moscardino di Viscontino” (giovane damerino di un visconte).

Questa scena di gelosia verso il visconte si può vedere nella ‘Bohème’ di Leoncavallo, che ha deciso di includerla.

La Prima Rappresentazione

La ‘Bohème’ fu completata il 10 dicembre 1895 e la prima rappresentazione avvenne al Teatro Regio di Torino il primo febbraio 1896, diretta da un giovane Arturo Toscanini, che all’epoca aveva solo 28 anni. Il pubblico ne fu entusiasta, mentre la critica inizialmente non fu molto favorevole, sentenziando che la musica fosse troppo semplice e che non avrebbe potuto destare molto interesse. Un critico commentò dicendo che in quest’opera ‘sembra che i personaggi parlino, invece di cantare’; quello che a lui era sembrato un difetto, era in realtà un elemento essenziale dello stile innovativo di Puccini, che andava verso una maggiore naturalezza. ‘La Bohème’ replicò subito il suo successo sia in Italia che all’estero, e oggi è una delle opere più rappresentate, amate e popolari di tutti i tempi.

E la Bohème di Leoncavallo?

Curiosamente, nel 1897 anche Leoncavallo presentò la sua ‘Bohème’, ma non ebbe lo stesso successo di Puccini; si trattava in effetti di un’opera poco incisiva, con parecchi difetti; l’autore era abbondantemente ricorso ad idee e frasi già viste, risultando alquanto ripetitivo e monotono. Malgrado l’impegno, non riuscì a competere con l’opera di Puccini, che era più innovativa, elegante e poetica, realmente capace di evocare con la musica un mondo pieno di sogni ed emozioni.
Alla fine Puccini ha vinto la sfida contro il suo collega, sia perché la sua Bohème ha avuto maggior successo sia perché è riuscito a metterla in scena un anno prima di lui.



Fonti e approfondimenti:

https://fr.wikipedia.org/wiki/Boh%C3%A8me

https://en.wikipedia.org/wiki/La_boh%C3%A8me


IMG: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:La_Boheme_poster_by_Hohenstein.PNG




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