‘Grisettes’ e ‘bohémiens’ nella Parigi dell’Ottocento, tra mito e stereotipi

Nella ‘Bohème’ di Puccini Rodolfo e i suoi amici sono artisti bohémien, mentre Mimì e Musetta sono grisette; ma cosa significano esattamente questi termini? Chi sono davvero i bohémien e le grisette?

I ‘Bohémiens’: artisti poveri, liberi e controcorrente

Il Termine “Bohémien”

Il termine “bohémien”, “Boemo”, in francese veniva usato in origine per indicare i rom, poiché si credeva erroneamente che fossero arrivati in Francia attraverso la Boemia, l’attuale Repubblica Ceca. Questa credenza affonda le sue radici nel periodo della Guerra dei Trent’Anni, quando molti boemi sconfitti nella battaglia della Montagna Bianca (1620), emigrarono a Parigi in cerca di rifugio. Poco a poco in termine prese ad indicare in generale chiunque vivesse in modo nomade, senza fissa dimora.

L’Evoluzione del Termine nell’Ottocento

Nell’Ottocento il termine “bohémien” iniziò ad avere una connotazione artistico-letteraria; specialmente dal 1830 in poi, l’editoria, la stampa, e in generale tutte le arti iniziarono ad industrializzarsi, accendendo le speranze di molti aspiranti scrittori, pittori, musicisti, artisti, ecc. Giovani di varia origine e provenienza confluirono a Parigi, sperando di arrivare al successo; nel mentre tiravano avanti con pochi mezzi e conducendo un’esistenza libera, fuori dagli schemi, in conflitto con le norme tradizionali della società. Questo loro stile di vita agli occhi della borghesia parigina li faceva somigliare a dei rom; ecco perché li chiamavano ‘bohèmiens’.

La Vita dei Bohémiens a Parigi

I bohémien popolavano principalmente il Quartiere Latino, con gruppi anche a Montmartre. I loro ritrovi erano atelier d’arte, riviste culturali, caffè come il Café Momus, cabaret e birrerie. Vivevano un’esistenza in perenne opposizione alla società industriale e alla mentalità borghese, ricercando ideali politici ed estetici alternativi. I bohémien hanno continuato a popolare la scena artistica e culturale parigina fino a tutto il 1880-1890.

“Scènes de la vie de bohème” di Henri Murger

Il ritratto più celebre di questo stile di vita è quello che ne fa Henri Murger, con il suo “Scènes de la vie de bohème“. Basato sulla sua esperienza di giovane scrittore nel Quartiere Latino a Parigi, Murger racconta le avventure di giovani artisti alle prese con speranze, amicizia, amori, gioia di vivere, ma anche freddo, fame, miseria, malattia e morte.
L’opera di Murger divenne popolare soprattutto grazie alla pièce teatrale che ne fu tratta nel 1949, ma l’autore non potè godersi a lungo il suo successo: la sua salute era già molto compromessa proprio a causa delle tribolazioni patite nel suo periodo bohémien; morì infatti nel 1861, a soli 38 anni. La sua morte commosse molto i parigini, che gli offrirono una sepoltura a Montmartre ed eressero un monumento in sua memoria.

La Bohème di Puccini

Dal libro di Murger, Giacomo Puccini trasse ispirazione per la sua celebre opera “La Bohème”, concentrandosi sull’amore sfortunato tra il poeta Rodolfo e la grisette Mimì. Grazie al successo dell’opera, il termine “bohème” si diffuse in tutto il mondo, consacrando questo stile di vita a livello internazionale. Ancora oggi, il termine “bohèmien” definisce artisti che vivono in modo anticonformista, spesso manifestando punti di vista politici o sociali non ortodossi, e conducendo uno stile di vita semplice e frugale, per necessità o anche per scelta.

L’Eredità della Bohème

La storia della ‘Bohème’ continua ad affascinare attraverso film e musical di successo, ispirando generazioni di artisti e sognatori di ogni tempo. I bohémien, con la loro ricerca di libertà e autenticità, continuano ad affascinare generazioni di ogni tempo, ricordano l’importanza di vivere seguendo con coraggio i propri ideali fino in fondo.

FONTI:

Bozzetti per i personaggi di Mimì e Rodolfo, due perfetti esempi di grisette e bohémien
Bozzetti dei personaggi di Mimì e Rodolfo, due perfetti esempi di grisette e poeta bohémien

Le ‘grisette’: donne di città, lavoratrici instancabili e Muse dell’arte

Un nome, un colore

Il termine “grisette” deriva dalla parola francese “gris“, che significa grigio. Questo nome era un chiaro riferimento ai loro vestiti fatti di tessuto economico che, con il tempo e i lavaggi, assumevano una tinta grigiastra. Il grigio delle loro vesti era un segno distintivo, un simbolo della loro vita semplice e laboriosa.

La vita delle grisette

Queste donne non avevano né ricchezze né privilegi familiari. Per sopravvivere, erano costrette a lavorare duramente. Molte di loro arrivavano a Parigi dalle periferie e dalle campagne, attirate dalla prospettiva di un lavoro stipendiato. Affittavano una stanzetta in città e si mettevano subito alla ricerca di un impiego. Grazie alla loro giovinezza ed energia, trovavano facilmente lavoro nel settore della moda e dell’abbigliamento; era molto facile incontrale nei negozi della città, a servire la clientela o comunque indaffarate nelle loro attività di cappellaie, sarte, commesse, merlettaie, tessitrici e via dicendo,

Le grisette e l’amore

Essendo giovani donne che vivevano sole, senza genitori o parenti che le proteggessero e sorvegliassero, le grisette attiravano molti sguardi e attenzioni. Erano spesso considerate conquiste facili, o comunque donne più accessibili delle altre. Il termine “grisette” per questo motivo finì per assumere anche una connotazione sessuale. Venivano chiamate genericamente così finché erano giovani e ‘appetibili’. Quando invecchiavano venivano invece chiamata con il nome della loro professione: sarte, merlettaie, ecc.

Ritratti di vita

Le grisette sono state immortalate in molte caricature e illustrazioni dei romanzi in cui compaiono come personaggi. Solitamente sono rappresentate con i loro semplici vestiti, ma con le gonne leggermente più corte e rialzate, in modo da lasciar intravedere le caviglie, un dettaglio che le rendeva più seducenti. Nelle commedie teatrali e nei vaudeville, erano rappresentate come personaggi brillanti, vivaci, attivi e intraprendenti. Ma dietro queste immagini sfavillanti, la realtà delle loro vite era fatta di salari bassi e condizioni di lavoro precarie.

Amori bohemién

Accadeva di frequente che gli studenti poveri e gli artisti bohémien si innamorassero delle grisette; era del tutto naturale, perché abitavano negli stessi quartieri, dove gli affitti erano più economici; era quindi facile si incontrassero e facessero conoscenza. Le grisette spesso accompagnavano i loro innamorati nei ritrovi artistici e culturali, nei caffè, ecc; talvolta diventavano le ‘muse’ degli artisti, posavano anche come modelle per loro.
Erano amori vissuti con grande trasporto e intensità, ma, ahimè, erano pur sempre ‘amori a tempo’: quando questi giovanotti finivano la loro vita da bohémien e si facevano una posizione, lasciavano la grisette per sposare una donna del loro ceto. Le pressioni sociali spingevano a considerare la grisette solo un ‘amore temporaneao’, o ‘di gioventù’, che non poteva durare per sempre.

La grisette nella letteratura romantica

La letteratura romantica offre solitamente un ritratto positivo della grisette: la descrive come una donna indipendente ma fragile, che si offre per amore patendone le estreme conseguenze; se si dona, se cade nel peccato, ciò avviene per amore, non per soldi o per interesse. Pur non indifferente al conforto che porta il denaro, la grisette è anche capace di abbandonare un amante ricco per uno povero, se ne è innamorata, e può anche arrivare a sostenerlo economicamente nei momenti di difficoltà. Il suo disinteresse per il denaro fa sì che socialmente venga vista in modo più benevolo rispetto alle prostitute o alle ‘lorette‘, descritte come donne avide e interessate solo ai soldi.

Le grisette di Murger

Henry Murger, nel suo “Scènes de la vie de Bohème”, ha ritratto in modo memorabile le grisette attraverso i personaggi di Mimì, Musetta e Francine. Musetta è provocante e civettuola; tiene alla sua libertà e si divide tra l’amore per Marcello e quello per i soldi dei suoi ricchi ammiratori; alla fine lascia Marcello, di cui mal sopporta la gelosia, e si sposa con un uomo benestante. Mimì si lascia tentare dal lusso e abbandona il povero poeta Rodolfo per un amante più ricco, ma poi, pentita, torna alla sua vita semplice di prima; ormai però è troppo malata di tisi e muore poco dopo essere riuscita a riconciliarsi con Rodolfo, che comprende essere il suo vero amore. Francine è già gravemente malata di tisi quando conosce lo scultore Jacques, che sarà l’unico grande amore della sia vita.
Mimì, grazie all’opera di Puccini è poi diventata la grisette più famosa al mondo, un’eroina romantica segnata da un tragico destino di amore e morte.

L’evoluzione della grisette

Con il realismo, l’immagine romantica della grisette svanisce, sostituita da quella di una donna povera e interessata al denaro. Alla fine del secolo, le condizioni sociali e lavorative cambiarono e la figura della grisette scomparve. Tuttavia il mito delle grisette continua a vivere nelle rievocazioni letterarie, un simbolo di giovinezza, indipendenza e amore romantico.

Le grisette, con la loro vita semplice e le loro storie d’amore, rimangono un’affascinante icona della Parigi di un tempo, immortalate per sempre nella letteratura e nell’arte.

FONTI

IMG: Mimì e Rodolfo

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