La ‘vie de Bohème’ di Henri Murger dietro alla Bohème di Puccini

Anche se la triste storia d’amore tra Rodolfo e la sua grisetta Mimì fa ormai parte della memoria collettiva,, non tutti conoscono Scènes de la vie de Bohème, il libro di Henri Murger che ha ispirato La Bohème di Puccini. L’opera lirica ha avuto così grande successo da aver ormai oscurato il libro, che tuttavia merita di essere riscoperto e riscattato da un ingiusto oblio. Consiglio vivamente di leggerlo perché è un’opera affascinante, ben scritta, e sorprendentemente moderna nelle tematiche e nello stile: alcune pagine sono così attuali, vive e fresche che leggendole si ha l’impressione che siano state scritte oggi!


Ma poiché questo è un sito dedicato all’Opera Lirica, ne consiglio la lettura anche perché permette di capire molto meglio la stessa Bohème di Puccini.
Per noi moderni, in effetti, potrebbe essere un po’ difficile capire :

  1. Cosa sia stata la ‘bohème’ e chi fossero davvero questi ‘bohémiens‘.
    Il libro di Murger lo spiega benissimo e con coscienza di causa, perché Murger nei suoi anni giovanili aveva lui stesso vissuto da bohémien, per cui ben sapeva di cosa stava parlando; le vicende narrate nel libro si ispirano a fatti veri vissuti da lui e dalla sua cerchia di amici e conoscenti. Murger tratteggia scene, personaggi, episodi di vita della bohème, i cui protagonisti vivono in libertà e amicizia, dedicandosi all’arte; nel frattempo soffrono freddo e fame, si innamorano follemente di povere sartine che spesso condividono con loro una vita di stenti, malattia e morte, ma mantengono sempre fede ai loro ideali. L’autore alterna scene gioiose e dolorose, dosando bene dramma e ironia in uno stile che tutt’ora risulta molto moderno e piacevole da leggere.
  2. Il comportamento di Rodolfo: come può decidere di lasciare Mimì, la donna che dice di amare così tanto, proprio quando vede che è così malata? Perché non decide invece di fare qualcosa per aiutarla?
    Il fatto è che la Bohème di Puccini è un’opera derivata, anzi l’adattamento di un adattamento: Murger infatti aveva già riadattato il suo libro per una pièce teatrale di cinque atti, dal titolo ‘Vie de Bohème’, ed è da questa che Puccini, Giacosa e Illica sono partiti per scrivere la loro Bohème; tuttavia, poiché la pièce era ancora coperta dal diritto d’autore mentre il libro no, si sono molto ispirati anche a quello. Per ovvie necessità hanno dovuto tralasciare molti dettagli, accorpando e sintetizzando varie vicende e personaggi. Ad esempio, la storia d’amore di Rodolfo e Mimì nella Bohème di Puccini è diversa da quella raccontata nel libro di Murger, e integra anche molti particolari di quella tra lo scultore Jacques e Francine, presente nel libro, ma eliminata dalla pièce teatrale, che evidentemente cercava di dare un tono più leggero alle vicende narrate, evitando di indugiare troppo nel dramma e nel sentimentalismo. Invece Puccini ha avuto bisogno di andare a recuperare la storia di Jacques e Francine perché offriva spunti drammatici maggiori. Se vuoi saperne di più, procedi nella lettura dell’ultima parte dell’articolo (ma attenzione allo spoiler!).

Intanto ti segnalo che puoi leggere ‘Scènes de la vie de Bohème’ online e gratis:

Ti dico di cosa parla (senza spoiler):

‘Scènes de la vie de Bohème’ è comunemente chiamato romanzo, tuttavia non segue la forma standard del romanzo. Si tratta piuttosto di una raccolta di racconti vagamente correlati, tutte ambientati nel Quartiere Latino di Parigi negli anni ’40 dell’Ottocento, che romanticizzano la vita bohémien in modo giocoso.

Le prime storie di questa collezione apparvero già nel marzo 1845 su una rivista letteraria locale, Le Corsaire. Da quel momento, le storie continuarono a essere pubblicate a intermittenza, guadagnandosi il sottotitolo “Scènes de la bohème”.

Molte di queste storie sono semi-autobiografiche e i personaggi sono ispirati a persone reali, ben note ai lettori della rivista. La magia di Murger sta nel saper mescolare realtà e finzione, riso e pianto, raccontando vicende in cui i sogni degli artisti si scontrano con la dura realtà della vita quotidiana.

Nonostante il successo tra i circoli letterari, queste storie inizialmente non portarono grandi fortune a Murger. La svolta arrivò nel 1849, quando Théodore Barrière, un giovane drammaturgo in ascesa, propose a Murger di scrivere insieme un’opera teatrale basata sui racconti. La collaborazione portò alla creazione di “La Vie de Bohème“, che fu messa in scena con grande successo al Théâtre des Variétés.


Su Google Libri, sempre gratis, puoi leggere la pièce teatrale che ne fu tratta, ‘Vie de Bohème’ (Henri Murger, Théodore Barrière):
https://books.google.it/books?id=VzjuhWSPWtEC&newbks=1&newbks_redir=0&hl=it&pg=PP5&output=embed


Grazie alla popolarità della pièce teatrale, aumentò anche la domanda di una pubblicazione delle storie. Murger raccolse i suoi racconti in un unico volume. Il libro, arricchito da una prefazione e da ulteriori capitoli che chiudevano alcune trame lasciate in sospeso, fu pubblicato nel gennaio 1851.

Le “Scènes de la vie de Bohème” di Murger non sono solo un ritratto nostalgico e romantico della Parigi del XIX secolo, ma anche un omaggio alla resilienza e alla creatività degli artisti. Un libro che, anche grazie al suo stile di scrittura vivace e moderno, risulta ancora attuale e godibilissimo.




Sintetizzo qui alcune vicende raccontate da Murger nel suo libro ‘Scènes de la vie de Bohème

ATTENZIONE SPOILER!!!
(non leggere da qui in poi, se non vuoi sapere come va a finire)

Jacques è uno scultore, Francine la sua vicina di casa; mentre scende le scale, il lume di Francine si spegne, e così entra a chiedere aiuto a Jacques… sviene perché l’appartamento è pregno di fumo, poi si riprende, perde la chiave, la cercano insieme, ma qui è lei a nasconderla… I due si amano molto, ma la loro storia è molto triste perché Francine è già molto malata di tisi ed entrambi sono consapevoli del fatto che non vivrà oltre l’autunno. Francine si mostra sempre allegra e fa coraggio a Jacques, fino agli ultimi istanti della sua vita; gli chiede di comprarle un manicotto, che le servirà per tenere calde le mani d’inverno, quando, lei dice, si alzerà e andrà a passeggio con lui… In realtà muore con quel manicotto stretto a sé. Il giorno del funerale, al momento della sepoltura, Jacques, disperato, grida che è la sua giovinezza che stanno seppellendo. Rimasto solo, per un po’ gli amici lo aiutano, ma poiché, già quando Francine era in vita per far fronte alle spese aveva fatto vari tipi di lavori, anche non artistici, trasgredendo le regole della confraternita, gli amici, venutolo a sapere, non lo sostengono più. Jacques tira avanti per un po’, frequenta anche una nuova ragazza, ma la storia finisce quando lei si rende conto che lui tenta di farla assomigliare il più possibile a Francine; alla fine Jacques muore in miseria, e il padre, che non condivideva le sue scelte di vita, è ancora talmente incollerito con lui che non vuole provvedere nemmeno alla sua sepoltura, facendolo seppellire nella nuda terra coperto della sola camicia.

La Mimì delle ‘Scènes de la vie de Bohème’ inizialmente non è molto innamorata di Rodolfo e ad un certo punto, un po’ perché attratta dal lusso, un po’ perché convinta dalle sue amiche, decide di lasciarlo per accompagnarsi a degli ammiratori più facoltosi di lui, tra cui un visconte. Tuttavia c’è sempre qualcosa che li tiene uniti, che impedisce loro di separarsi definitivamente. Un giorno sul giornale Mimì legge dei versi che Rodolfo le ha dedicato, pieni di sentimento e rimpianto per i tempi felici della loro unione; allora, pentita, abbandona i suoi amanti ricchi e torna alla sua vita semplice di prima, capendo che Rodolfo è l’unico uomo che abbia mai veramente amato; quando si riavvicina a lui, Rodolfo ostenta freddezza, però poi si intenerisce nel vederla ormai minata dalla tisi e dagli stenti; Mimì viene soccorsa e aiutata dagli amici; Colline per contribuire alle sue cure vende i suoi libri, dicendo a Marcello che avrebbe preferito vedersi piuttosto una gamba o un braccio. Mimì viene ricoverata in ospedale, dove, dopo qualche settimana, muore sola.

L’ultimo capito del libro mostra Rodolfo e Marcello qualche anno dopo: Rodolfo ha scritto un romanzo apprezzato dalla critica, e Marcello è ormai un pittore avviato, con una sua piccola bottega. Marcello racconta a Rodolfo che Musetta è andata a trovarlo per dargli un’ultimo addio prima di sposarsi. Tuttavia Marcello dice che non è stato un bell’incontro, e che entrambi sembravano ormai le brutte copie di quello che erano stati una volta. Rodolfo propone infine a Marcello di andare a cenare in uno dei locali dove andavano una volta, ma Marcello dice che preferisce ricordare i bei vecchi tempi davanti ad un bicchiere di vino buono; entrambi si sono ormai imborghesiti, e il libro si conclude con la constatazione che la giovinezza non ha che un tempo.

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Perciò nell’opera di Murger la storia d’amore tra Rodolfo e Mimì, e anche quella tra Jacques e Francine, non è proprio così “romantica” nel senso che diamo noi al termine, immaginandoci un amore eterno, che niente può scalfire, e in nome del quale si è disposti a lottare, fare sacrifici, consacrare tutta la propria vita, ecc. No, non è proprio così, che la dobbiamo intendere… Dobbiamo calarci nella mentalità del tempo, che, ricordiamolo, era molto maschilista: queste povere donne, sartine, grisette, ecc erano considerate come ‘amori temporanei’, destinati a durare il tempo di una stagione, quella della ‘breve gioventù’. Poi è vero, al cuore non si comanda, e ci si può innamorare seriamente, e soffrire da morire… Ma anche questo, sembra dire sia l’opera di Murger che (più velatamente) quella di Puccini, è l’effetto della ‘gioventù’, che ti fa credere negli ideali e in un amore che è più sognato che reale.
Ed è per questo che la morte di queste donne, Francine nel libro di Murger, e Mimì, nell’opera di Puccini, è simbolo della fine della gioventù degli uomini che le hanno amate (rispettivamente Jacques e Rodolfo), nonché la fine dei loro ideali. Nell’economia della storia, alla fine queste donne muoiono perché devono rappresentare la fine dell’ideale più grande e più duro a morire, che è per l’appunto l’amore.
Musetta non muore, ma ad un certo punto Marcello constata che tra loro le cose ‘non sono più come prima”, anche volendo non riescono più ad amarsi con lo stesso trasporto.
Dopodiché questi ‘giovinastri scapestrati‘ mettono la testa a posto e si sistemano nelle loro vite di tranquilli borghesi, senza grandi passioni che li scuotano più, contenti di ciò che possono comprare con i loro soldi. “La giovinezza non ha che un tempo”, chiosa Murger: quando finisce è morta ed è inutile tentare di resuscitarla.

Questa è la morale che viene fuori dal libro, poi uno può crederci o non crederci… forse non ci credeva totalmente nemmeno Murger, ma del resto lui il libro doveva venderlo a dei borghesi, perché sono loro che hanno i soldi, e quindi doveva raccontargli una storia che alla fine per loro fosse rassicurante. Però nel frattempo li ha scossi un po’ (gliene ha date, di ‘botte’, al loro cuore indurito!) e questo è importante.
Sarà anche vero che la giovinezza non ritorna, si cresce, si cambia, ecc… ma un autentico spirito romantico può realmente morire? L’amore, gli ideali, le speranze sono solo illusioni destinate prima o poi a cadere?
A te, lettore, la sentenza finale ^^

IMG: Frontespizio di un’edizione illustrata delle ‘Scènes de la vie de Bohème’ (da Gallica)

Per saperne di più, vedi:

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