Khutulun, Tourandocte, Turandotte, Turandot

turandot
Guangjian-Zeng Li-Huang Haiwei-Wang Yin, modellino per la ripresa di Turandot al Maggio Musicale Fiorentino, 1997.

Può essere che a questo punto ti sia venuta la curiosità di sapere com’è il personaggio di Turandot nella letteratura che ha ispirato l’opera di Puccini. A me questa curiosità è venuta, e mi sono andata a leggere la novella della raccolta I mille e un giorno, la Turandotte di Gozzi, e anche la traduzione italiana del libretto della Turandot di Ferruccio Busoni; quella di Schiller non l’ho potuta leggere perché non so il tedesco. Ecco un excursus con tutti i riferimenti utili per approfondire il personaggio e la storia di Turandot.

Khutulun, la principessa guerriera

La fiaba di Turandot si ispira ad un personaggio storico realmente esistito: si tratta della principessa Khutulun (il nome significa ‘raggio di luna’), figlia di Kaidu Khan, famoso condottiero mongolo che durante il XIII secolo amministrò una parte della Cina Occidentale. Kuthulun era tanto abile e forte nell’arte delle guerra che spesso combatteva al fianco del padre. Molti la chiesero in moglie, ma lei stabilì che ogni suo pretendente doveva prima radunare cento cavalli; solo se riusciva a batterla nella lotta, disciplina in cui era abilissima, avrebbe potuto sposarla; altrimenti avrebbe dovuto donarle i cento cavalli. Kuthulun rimase sempre imbattuta (ammassò nel frattempo una gran quantità di cavalli), e alla fine sposò un uomo che lei stessa scelse.

Turandot ne ‘I mille e un giorno’

Nel 1710 lo studioso François Pétis de la Croix pubblicò una raccolta di favole dal titolo Les mille et un jours (I mille e un giorno); da non confondere con Le mille e una notte… sono due opere diverse, anche se simili per temi e struttura.  Pétis de la Croix stava raccogliendo materiale per una biografia di Gengis Khan quando pensò di pubblicare anche queste fiabe di matrice orientale; è assai probabile che fossero state a lungo tramandate in forma orale prima di essere infine messe per iscritto e riunite in questa raccolta. I mille e un giorno hanno per cornice la storia di una giovane principessa che, in seguito ad un sogno, comincia ad aborrire il genere maschile, perché lo considera incostante negli affetti, ingrato e traditore. La sua nutrice cerca di far nascere nella giovane principessa delle immagini più positive del sesso maschile, raccontandole delle storie che mettano in luce le buone qualità di uomini che hanno dato prova di saldo affetto e costanza nell’amore, e lo farà per mille e uno giorni, tutte le mattine, mentre cura la toletta della principessa.  Di questi racconti della nutrice fa parte anche la ‘Storia del principe Calaf e della principessa della Cina‘; è qui che compare per la prima volta il personaggio di Turandot (anzi, ‘Tourandocte‘, questo è il nome esatto), chiaramente ispirato alla vita di Khutulun. Io l’ho trovata su Google Libri (in lingua francese):

È un racconto molto lungo, che riporta tutte le vicissitudini di Calaf, del regno dei Tartari, delle guerre, dei nemici, dell’esilio… (i racconti della nutrice si protraggono per parecchi giorni). Ti consiglio di leggerlo, perché è molto bello; se non sai il francese, ecco un breve riassunto dei punti salienti.

RIASSUNTO: Tourandocte è una giovane donna dotata di una bellezza davvero straordinaria, irriproducibile dagli artisti, e tuttavia anche solo guardandola nei dipinti moltissimi principi ne rimangono stregati. Tourandocte non vuole assolutamente sposarsi: è descritta come una donna molto sapiente e orgogliosa delle sue doti intellettuali; non vuole essere disturbata da tutti questi principi che vengono a chiedere la sua mano, perciò strappa al padre un giuramento: solo chi saprà risolvere tre enigmi che ella proporrà potrà ambire a sposarla; chi fallisce morirà sotto la scure. Tourandocte pensa che saranno ben pochi i principi tanto stolti da sfidare la sorte in questo modo, ma si sbaglia; nonostante la terribile minaccia, tanti arrivano ancora per chiederla in moglie, e tanti ne deve mandare a morte, con sommo dispiacere del padre, che soffre nel vedere tanta insensibilità in sua figlia. Anche Tourandocte, comunque, è dispiaciuta di dover far uccidere tanti giovani; però si discolpa affermando che dopotutto non è lei che obbliga questi principi a chiederla in moglie, e che il suo è l’unico modo che ha per difendere la sua tranquillità. Quando Calaf arriva a Pechino ha già sentito parlare di questa principessa e delle sue vittime, però fino a quel momento l’aveva sempre considerata una storia inventata, tanto gli sembrava inverosimile. Deve però ricredersi: il crudele gioco di Tourandocte è reale; ma c’è ancora una cosa su cui è scettico: Tourandocte non può essere veramente così bella come tutti dicono. Un giorno ha la possibilità di guardare il suo ritratto, e la bellezza perfetta di Tourandocte strega anche lui: anche lui vuol provare a risolvere gli enigmi. Accolto a palazzo con molta benevolenza dall’imperatore, che si dimostra però subito in ansia per il suo destino, tanto da invitarlo più volte a rinunciare, Calaf riesce a fare una buona impressione anche a Tourandocte , che confida alle sue ancelle di essere dispiaciuta di dover mandare a morte un giovane così bello, intelligente e piacevole. Ma quando Calaf risponde correttamente a tutti gli indovinelli, Tourandocte è tanto indispettita e ferita nell’orgoglio che la sua iniziale ammirazione si trasforma in rabbia furiosa: si comporta come una bambina viziata, non vuole tener fede al giuramento, prende tempo, tergiversa… Il padre, spazientito, vuole che lei rispetti la parola data e sposi il giovane principe straniero, che ha sfidato la morte per lei, che è stato tanto abile da risolvere quella prova difficilissima, e che di sicuro è il miglior pretendente che lei abbia mai avuto e che potrà mai avere. Calaf ha pietà della principessa e la vuole sollevare da tanta pena; le propone di indovinare il nome di un principe che, dopo aver molto sofferto, arriva alla gioa più grande. Tourandocte capisce che si tratta di lui, ma capisce anche che indovinarne il nome è fuori dalle sue possibilità. Sempre più snervata e ansiosa, Tourandocte, ritiratasi con le sue ancelle, pensa a come potersi tirar fuori da una situazione tanto penosa e imbarazzante: che vergogna per lei, che si è sempre vantata della sua sapienza, essere battuta e avvilita così! Che vergogna confessare di fronte a tutti di non essere riuscita a risolvere l’enigma dello straniero! Le ancelle la tranquillizzano: deve pur esserci un mezzo per sapere il nome di quel principe… Intanto Calaf  si ritira per riposare in una stanza all’interno del palazzo; con sua sorpresa, però, nella sua stanza trova un’ancella di Tourandocte; la bellissima giovane gli dice di essere venuta per metterlo in guardia dalla terribile fine che gli sta preparando la sua principessa: Tourandocte vuole infatti farlo assassinare l’indomani, per evitare la vergogna di dover ammettere la sua ignoranza. Calaf è davvero meravigliato; non credeva che Tourandocte sarebbe mai arrivata a tanto. L’ancella gli propone di fuggire insieme a lei, che in realtà è figlia di un re, ma in seguito a varie sventure costretta a rinunciare alla libertà e a servire da umile ancella. Ma Calaf ritiene sia meglio morire che sopravvivere senza l’amore di Tourandocte, perciò respinge le offerte di questa ancella, e la manda via. L’indomani si prepara ad andare incontro alla morte; si aspetta che un pugnale lo raggiunga da un momento all’altro, ma nulla di tutto questo succede; raggiunge incolume la stanza imperiale, in cui lo attendono l’imperatore, Tourandocte e i sapienti. Tourandocte davanti a tutti dice correttamente il nome del principe staniero: “Tu sei Calaf, figlio di Timur”. Calaf sbianca dalla sorpresa; ma le sorprese non finiscono qui: la principessa dichiara che non lo manderà a morte, ma che lo sposerà. Confessa anche che ha potuto dare la risposta giusta grazie alla sua ancella, che è entrata nella stanza di Calaf e con arte è riuscita a fargli dire il suo nome senza che lui nemmeno se ne rendesse conto. Non quindi per merito della sua sapienza, ma con l’inganno, è arrivata a risolvere l’enigma. Calaf, l’imperatore, e tutti quanti sono estremamente contenti che finalmente Tourandocte abbia messo da parte la sua ostilità verso il genere maschile. Tuttavia c’è ancora un’ultima sorpresa; l’ancella di Tourandocte ha anch’essa una pubblica confessione da fare: rivela che quando è entrata nella stanza di Calaf, non l’ha fatto solo per servire la sua principessa, ma che aveva intenzione di convincere veramente Calaf a fuggire con lei, e guadagnare così la libertà strappando anche l’amante alla sua padrona; infatti è stata innamorata di Calaf da subito, e subito lo ha voluto per sé. Non essendoci però riuscita, non le resta che uccidersi; e così fa: prendendo un ferro dai capelli di Turandot, si trafigge più volte il petto e muore tra la costernazione di tutti. Dopo aver fatto una veglia di più giorni e un funerale con tutti gli onori per questa giovane sventurata, la corte imperiale e tutta la città di Pechino festeggia il matrimonio di Calaf e Tourandocte; la loro unione sarà poi allietata dalla nascita di due eredi.

La Turandotte di Carlo Gozzi

http://www.rodoni.ch/busoni/opere/turandot/gozzi.html

Questa è la fiaba teatrale che nel 1762 Carlo Gozzi ha tratto dalla novella dei Mille e un giorno. Gozzi ha cercato di tener vivo il genere della Commedia dell’arte, contrapponendosi al suo contemporaneo Carlo Goldoni, che invece stava realizzando una forma di teatro più realistica. Gozzi nella sua Turandotte riproduce piuttosto fedelmente la favola orientale; ha aggiunto però alcuni personaggi: ad esempio, le maschere Pantalone, Tartaglia, Brighella e Truffaldino, funzionari che hanno un ruolo comico nella vicenda, e che in Puccini avranno come corrispondenti Ping, Pong e Pang.

La Turandot  di Friedrich Schiller

http://gutenberg.spiegel.de/buch/3333/1

Friedrich Schiller nel 1804 fece un adattamento in lingua tedesca della fiaba teatrale di Gozzi, che intitolò Turandot Prinzessin von China. Puccini per la sua ‘Turandot’ si basò sulla traduzione italiana di questo lavoro di Schiller, fatta da Andrea Maffei: Turandot, principessa della China. Fiaba tragicomica.

La Turandot di Ferrruccio Busoni

http://www.rodoni.ch/busoni/opere/turandot/turandot.pdf

Questa è l’opera che Ferruccio Busoni trasse dal lavoro di Gozzi; è il lingua tedesca, e si può ascoltare qui: http://www.liberliber.it/musica/b/busoni/index.php. La storia è semplificata e il lieto fine arriva senza che muoia nessuno: Adelma, l’ancella di Turandot innamorata di Calaf, spera fino all’ultimo di realizzare il suo amore, ma non si uccide. Puccini conosceva quest’opera e si possono notare delle analogie tra i due libretti.

Altre curiosità e approfondimenti:

Per saperne di più su Turandot:

Turandot, scheda dell’opera: personaggi, libretto, trama, tutte le più belle arie, mp3 da scaricare, e tanto altro.

2 thoughts on “Khutulun, Tourandocte, Turandotte, Turandot”

  1. @Accurimbono: Grazie mille di avermi segnalato questa traduzione! Aggiorno l’articolo inserendo il link che mi hai suggerito.

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