Mozart e il mito di Don Giovanni

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Mozart suona per la prima volta il suo Don Giovanni a Vienna

Dopo il grande successo delle Nozze di Figaro, Pasquale Bondini, direttore del teatro di Praga, commissionò a Mozart una nuova opera. Mozart si affidò a Lorenzo Da Ponte per il soggetto e il libretto, e questi scrive nelle sue memorie “Scelsi per lui il Don Giovanni, soggetto che infinitamente gli piacque”. Da Ponte lavorò al libretto in tempi rapidi, nonostante dovesse scrivere anche altri due libretti, uno per Martini e uno per Salieri.

Dal Burlador di Tirso de Molina al Dom Juan di Molière

Don Giovanni era un soggetto già ampiamente trattato e molto famoso presso il pubblico; numerosissime erano state le rappresentazioni teatrali con protagonista questo personaggio, la cui immensa fortuna letteraria era cominciata nel 1630, quando Tirso de Molina, probabilmente ispirandosi a racconti popolari ancora precedenti, scrisse il suo Burlador de Sevilla. Vi si raccontavano le dissolutezze di Don Giovanni, libertino incallito, che alla fine rifiuta di pentirsi e sprofonda all’Inferno. Tirso da Molina, che era un religioso appartenente all’ordine della Mercede, aveva scritto questo dramma con un manifesto intento moralizzante, per mostrare che non bisogna attendere la fine della propria vita per pentirsi. Studi recenti hanno messo in dubbio che l’autore di tale opera fosse proprio Tirso da Molina, ma ad ogni modo il dramma ebbe molto successo. Venne in seguito ripreso dalla Commedia dell’Arte italiana, che lo incluse nel suo repertorio accentuando gli aspetti più comici della vicenda.

Molière, nella sua commedia Dom Juan, attinge a queste fonti italiane e le rielabora per ricavarne un suo personale Don Giovanni: lo ritrae come un personaggio raffinato, cinico, dissacrante, in aperta opposizione con le convenzioni sociali, empio, pronto a burlarsi anche della religione.

Il Don Giovanni di Mozart

Da Ponte, nello scrivere il libretto del suo Don Giovanni, tenne conto di tutta questa tradizione; inoltre solo otto mesi prima c’era già stata un’opera su Don Giovanni di Giuseppe Gazzaniga su libretto di Giovanni Bertati, a cui Da Ponte si ispirò molto. Da Ponte prese, per così dire, il meglio di ciascuna fonte, eliminando i personaggi minori e creando una storia con una grande varietà di toni: è un dramma giocoso in cui il comico e il drammatico si incrociano di continuo, e in cui agiscono personaggi di estrazione sociale molto diversa (aristocratici, servitori, contadini).  Da Ponte ha perciò fornito a Mozart un materiale in cui sbizzarrirsi in tutta la sua arte, rappresentando con la sua musica tanti stati d’animo diversissimi. Pare che Mozart fosse più intenzionato ad esaltare il senso tragico dell’opera, mentre Da Ponte preferisse far leva sulle parti comiche, per andare meglio incontro al gusto del pubblico.

La compresenza di toni drammatici e comici si può notare, ad esempio, nella scena di apertura, quando Don Giovanni uccide il Commendatore; dopo questa scena drammatica, Leporello interviene facendo una domanda molto sciocca a Don Giovanni: “Chi è morto, voi, o il vecchio?” E Don  Giovanni: “Che domanda da bestia! Il vecchio”. Oppure nella scena finale, quando appare la statua del Commentatore: nonostante il momento ricco di tensione, Leporello, nascosto sotto un tavolo, continua a fare il buffone: dice che gli sembra di avere la terzana, tanto sta tremando di paura; poi cerca di trovare delle scuse dicendo alla statua che il suo padrone non può andare con lei, perché “tempo non ha, scusate”.

Guido Davico Bonino, nel suo intervento che puoi ascoltare qui di seguito, riassume così le caratteristiche salienti del Don Giovanni di Mozart:

  • Il vitalismo: attira tutti gli altri personaggi, sia uomini che donne; anche quando lo odiano o lo negano, non fanno che pensare a lui, parlare di lui, agire per lui.
  • L’inafferrabilità: mentre gli altri personaggi sono delineati in modo realistico e credibile, mentre Don Giovanni non si lascia definire, è sfuggente; Kierkegaard lo paragona ai flutti del mare.
  • La solitudine: nella sua delirante compulsione psico-motoria, Don Giovanni sembra volersi auto-distruggere. L’invito al godimento forse ha origine dal tedium vitae e dal vuoto interiore.
  • L’incoscienza: a Don Giovanni manca la coscienza; è indifferente al dolore altrui e anche alla manifestazione del soprannaturale.

Sul Don Giovanni si veda anche questa interessante puntata di ‘Petruska’  in cui Michele dall’Ongaro racconta il capolavoro di Mozart. Suo ospite il regista Damiano Michieletto :

A Praga e a Vienna

Mozart lavorò al Don Giovanni per circa quattro mesi, da maggio e settembre del 1987. L’opera fu rappresentata per la prima volta a Praga  il 29 ottobre di quell’anno, e fu accolto con grande entusiasmo. L’anno dopo l’opera fu richiesta a Vienna, e Mozart vi aggiunse altri tre brani per accontentare la compagnia dei cantanti: per Don Ottavio aggiunse l’aria ‘Della sua pace‘ , per Donna Elvira la bellissima ‘Mi tradì quell’alma ingrata‘, e per Zerlina e Leporello ‘Per queste tue manine’.

Per quanto riguarda il sestetto finale dell’opera, ‘Questo è il fin di chi fa il mal’, cantato dagli altri personaggi dopo che Don Giovanni è precipitato all’Inferno, non è ben chiaro se Mozart abbia deciso di  tagliarlo per la versione viennese, o se lo avesse già eliminato per la versione praghese; alcuni sono infine del parere che lui non lo abbia mai tagliato, e che quindi sia sempre stato presente sia nell’una che nell’altra versione.

Tuttavia a Vienna Don Giovanni non riscosse lo stesso successo che a Praga; i viennesi lo accolsero tiepidamente, perché avevano un gusto più conservatore, e probabilmente perché rimasero sconcertati dal vedere che alla fine Don Giovanni, un nobile, muore: temevano che ciò potesse incoraggiare i sentimenti di ribellione del popolo verso la nobiltà.

“L’Opera delle Opere”

Il Don Giovanni di Mozart ebbe comunque il privilegio di avere una vita scenica ininterrotta; fu grandemente apprezzato dall’Ottocento romantico, e Wagner lo definì “l’Opera delle Opere“, cioè la migliore di tutte. Scrittori come Goethe, Byron, Hoffmann e Flaubert lo amarono molto; il filosofo Kirkegaard lo prese a riferimento per i suoi scritti sull’eros; molti musicisti (Beethoven, Chopin, Liszt) crearono variazioni sulle melodie principali dell’opera.

Le metamorfosi di Don Giovanni

Per approfondire il personaggio di Don Giovanni in musica e letteratura, si ascoltino su rai.tv “Le metamorfosi di Don Giovanni‘ di Guido Davico Bonino:

“Un viaggio in 20 piccole tappe, dal Seicento al Novecento, sulle orme di uno dei più affascinanti e al tempo stesso sfuggenti personaggi uscito dalla letteratura europea moderna: Don Giovanni. Il viaggio inizia con i padri Gesuiti, che negli spettacoli edificanti dei (e per) i loro piccoli allievi ne fecero il prototipo dell’eretico blasfemo per definizione.

Prosegue con lo spagnolo Tirso de Molina che crea con lui il “beffatore di Siviglia”, col comico dell’Arte Giovanni Battista Andreini che ne proietta la gigantesca figura addirittura tra i Titani Ribelli; si cala poi a Napoli, dove Don Giovanni non può non essere accoppiato ad una star locale, Pulcinella; di qui risale a Parigi, alla corte del Re Sole, cui Molière propone un Grande Nobile criminale, peccatore e ipocrita; assiste alle sue metamorfosi sotto la penna del “censore” Thomas Corneille; inizia con Da Ponte-Mozart a vivere la sua secolare fortuna sulle assi dell’opera lirica; trova nel romantico tedesco Hoffmann uno spettatore-viaggiatore entusiasta.

Siamo ormai al primo Ottocento e il viaggio assume i toni e le tinte di un progressivo “rituale” di smascheramento: l’inglese Byron nel poema omonimo sembra parlare di Don Giovanni, ma parla in realtà di sé; lo spagnolo Espronceda vi proietta la tipica sagoma del dandy romantico; il tedesco Grabbe si ostina addirittura a contrapporgli un altro personaggio-mito Faust; Balzac lo “adopera” per rendere aguzzi i suoi strali anticlericali; Merimée, da buon conservatore lo incammina sugli impervi sentieri della redenzione e della conversione.

L’ultimo trentennio del secolo assiste ad una vera “strumentalizzazione” del povero ex-ateo ed ex-seduttore: per George Sand è un buon soggetto da “provino” teatrale; per Baudelaire un maudit, anarcoide e ribelle; i narratori del simbolismo francese, il nostro Papini, il ceco Capek dubitano persino che fosse quel grande amatore che si diceva; quanto a Bertolt Brecht e ai suoi spregiudicati attori del Berliner Ensemble egli non era che un “piccolo parassita sociale”.

Altre curiosità e approfondimenti:

Per saperne di più sul Don Giovanni:

Don Giovanni, scheda dell’opera: personaggi, libretto, trama, tutte le più belle arie, mp3 da scaricare, e tanto altro.

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