La Traviata, storia di una ‘lorette’ nella Parigi di metà Ottocento

La Traviata è la storia di una lorette; con questo termine francese si fa riferimento ad una figura femminile ben precisa, storicamente collocata nella Parigi di metà Ottocento; Dumas, l’autore della Signora dalle Camelie, che è la fonte letteraria della Traviata, si basa proprio sulla vera storia di Marie Duplessis, una celebre lorette che lui stesso aveva frequentato, anche se il romanzo non ricalca totalmente la sua biografia, ne trae solo uno spunto per costruire una storia a se stante.

Chi erano le lorettes?

Le lorettes erano giovani molto belle, eleganti e di classe, che accettavano di intrattenersi con i loro amanti in cambio di denaro e vari tipi di regali (gioielli, vestiti, pellicce, carrozze, ecc ecc). Erano ambite da ricchi borghesi sposati in cerca di ‘evasione’, o da giovani scapoli di buona famiglia che dilapidavano nei piaceri le sostanze paterne.
Le lorettes si facevano mantenere da uomini ricchi in cambio di compagnia (non solo o esclusivamente sessuale); in termini moderni potremmo paragonarle a delle ‘escort’ o ‘olgettine’ ante litteram.

Il contesto storico e sociale

Le lorettes iniziarono ad apparire a Parigi nel periodo della Monarchia di Luglio di Luigi Filippo d’Orléans (1830-48).
Nella seconda metà dell’Ottocento la nobiltà ha ormai perso molti privilegi e importanza sociale; la borghesia, invece, è in grande ascesa: investe in attività commerciali, ferrovie, banche, opere urbanistiche, ecc. i borghesi diventano ricchissimi e, pur guardando ancora con un certo fascino al mito della nobiltà, ci tengono a distinguersi definendosi più morali, più ‘nobili d’animo’; con i loro soldi fanno beneficenza e finanziano i teatri, l’arte, ecc.
E persino le loro prostitute hanno qualcosa di ‘distinto‘: sono donne istruite, raffinate, eleganti, nell’apparenza non hanno niente di diverso da una “donna per bene”, e perciò non c’è alcun imbarazzo nel farsi accompagnare da loro anche in pubblico, in occasioni mondane. Nessun borghese è tanto ricco da poter mantenere una maîtresse dell’Ancien Régime, ma tanti borghesi possono mantenere una lorette.

Il termine ‘lorette’ deriva, curiosamente, da un edificio religioso, la Chiesa di Notre Dame de Lorette; questa chiesa (a cui poi le lorettes facevano generose offerte) era situata nell’elegante quartiere della Chaussée d’Antin, vicino all’Opéra e alla Madeleine; lì c’erano degli appartamenti di recente costruzione, moderni ed eleganti; per le leggi del tempo, non ci si poteva stabilire definitivamente finché non fossero stati dichiarati ‘salubri‘; ma queste ragazze, che arrivavano dalla periferia in cerca di fortuna, potevano risiedervi in affitto per qualche tempo, senza spendere nemmeno grosse cifre.
Ben presto quegli appartamenti servirono da ‘trampolino di lancio’ per queste ragazze, che hanno saputo sfruttare un momento favorevole per aprirsi un varco nel cosiddetto ‘bel mondo’, accumulando ricchezze e raggiungendo uno status che altrimenti sarebbe stato per loro impossibile.

Alexandre Dumas figlio dice che è stato Nestor Roqueplan (giornalista, scrittore e direttore di teatro di quel tempo) ad inventare il temine lorette, il quale già nel 1844 le considerava come una cosa del passato, e ne parla così:

«Piccole creature affascinanti, pulite, eleganti, civette, che non si possono classificare in nessun altro genere conosciuto: non sono del genere ‘donna pubblica’, né del genere ‘grisette’, né del genere ‘cortigiana’; non è neanche il genere ‘borghese’, e meno ancora quello di ‘donna onesta’. Insomma, questi esserini graziosi, silfidi, folletti, o demoni, ronzavano dunque intorno… »

L’uso di un termine “leggero” quasi un toponimo riuscì a legittimare, nell’uso comune, la definizione di una professione cui era poco opportuno, nelle conversazioni, fare riferimento

Ricche, indipendenti e ambite

Le lorettes costituivano un modello di donna molto innovativo per il tempo, perché non si sposavano e conducevano una vita libera e indipendente, non soggetta al controllo di un uomo.
Certo, anche prima c’erano le prostitute, ma vivevano nel Quartiere Latino, erano più povere e dimesse; le cortigiane erano ormai in via di estinzione, perché vivevano alla corte del re o di un nobile che da solo era in grado di mantenerle.
Queste lorettes, invece, non si erano mai viste: donne che si prostituivano ma che giravano dappertutto, sembrando rispettabili e di classe, costituivano decisamente una tipo assolutamente nuovo di donna.

Economicamente le lorettes stavano molto bene: i loro ‘protettori’ erano disposti a soddisfare ogni loro capriccio e fantasia, sborsando cifre ingenti pur di godere dei favori della loro lorette preferita, quella che magari era la più ambita, la più ‘di moda’.
Una lorette poteva quindi accumulare un patrimonio molto considerevole grazie a questo suo ‘lavoro’, che di fatto si può considerare un’attività imprenditoriale a tutti gli effetti.
La lorette viveva relazioni libere, di norma non era vincolata a stare con un solo ‘protettore’; poteva interrompere una relazione, trovare un altro amante, poi tornare con il precedente, a seconda di quello che anche economicamente le ‘conveniva’; essendo libera e molto ambita, poteva scegliere lei; era lei a stabilire con chi accompagnarsi.

Ricche anche culturalmente e sempre “alla moda”

Grazie alla loro attività le lorettes potevano frequentare la buona società e istruirsi. Molte di loro, affermandosi, potevano permettersi appartamenti lussuosi, nei cui salotti eleganti tenevano ricevimenti, feste eleganti, balli, conversazioni, concerti… Erano luoghi in cui si riunivano persone colte, influenti e in vista: artisti, politici, uomini d’affari…. Insomma, la crema della società del tempo.

Non stupisce che le lorettes fossero sempre aggiornate sulle ultime mode del tempo: non solo per ciò che riguarda i vestiti all’ultimo grido e con le più belle stoffe, confezionati dai migliori sarti di Parigi, ma anche sulle novità culturali, perché di fatto la loro vita quotidiana era a contatto con uomini di cultura, che amavano buone letture, buona musica, arte, pittura, ecc; i loro salotti si animavano delle discussioni sull’argomento del giorno, e potevano così apprendere molte nozioni, raffinare i loro gusti, vivere tutto il fermento culturale del loro tempo.

Le lorettes erano poi ammesse a frequentare tutti i luoghi di svago della ricca borghesia; non vivevano affatto recluse; era normale che frequentassero i luoghi più belli della città, le passeggiate, le mostre, i salotti, i concerti, e poi, naturalmente, la sera si recavano all’Opera: sedute sugli spalti, potevano mettersi bene in vista e sfoggiare bellissimi vestiti. Gli uomini le guardavano con interesse; le altre donne le osservavano con un misto di ammirazione e di ‘biasimo’; ma le guardavano eccome, anche per copiarle, perché di certo quello della lorette era il vestito più chic e all’ultima moda; addirittura i modisti e i sarti le rifornivano gratuitamente dei loro capi migliori, proprio perché per loro era una forma di pubblicità. Erano delle specie di “influencer”, di “trend setter” del tempo.

Marie Duplessis all’Opera; tutti guardano la bella e celebre lorette


Donne ‘avide’

La lorette non era socialmente ben vista, destava scandalo, però era di fatto tollerata.
C’era una specie di ‘doppia morale‘: “di giorno ti condanno e ti giudico immorale, però di notte mi piaci tanto e mi fai tanto comodo… “
Ma ad un certo punto la loro sempre più massiccia presenza (e sfacciata ricchezza) comincia a dare fastidio e ad essere additata come un malcostume causato dai borghesi, i ‘nuovi ricchi’, i parvenu.

in quel periodo di metà Ottocento era diffusa la moda letteraria delle physiologies (fisiologie); in pratica si tratta di ritratti tipizzati, brevi testi che facevano emergere tramite aneddoti e allusioni i tratti salienti di una certa categoria sociale, senza nominarla esplicitamente, in modo che fosse il lettore a indovinare di chi si stava parlando; spesso questi testi, di natura umoristica, erano accompagnati anche da una caricatura.

In questi scritti le lorettes iniziarono ad essere ritratte come donne avide, arriviste, venali, che non avevano sentimenti, ma che pensavano solo ai soldi:

Spesso le lorettes venivano contrapposte alle grisettes, ragazze di umili origini che lavoravano come sarte, operaie, commesse, ecc. (il nome deriva dai vestiti da lavoro che indossavano, di colore grigio).Anche la grisette era una novità perché prima le donne lavoravano nei campi, all’interno delle case, come domestiche, oppure in attività commerciali di famiglia (con un padre, un marito, un zio che sorvegliava la loro moralità); diverso era il caso di queste ragazze, che venivano dalla periferia spinte in città dal bisogno economico, e vivevano lì da sole, senza nessuno che le proteggesse, impiegate in lavori a contatto con il pubblico; per questo motivo venivano considerate donne sessualmente accessibili, facili conquiste. Le grisettes spesso frequentavano gli stessi luoghi dei giovani studenti parigini (che finché studiavano non avevano ancora tanti soldi); cedevano alle loro lusinghe ma ad un certo punto venivano piantate in asso; la grisette in pratica serviva a sperimentare l’amore e a preparare il giovane borghese al matrimonio con un’altra donna vergine, rispettabile e di buona famiglia.
La grisette non si prostituisce, è onesta, ha il suo lavoro per mantenersi; vive un amore romantico e disinteressato; la sua ‘caduta’, il suo concedersi veniva considerato un peccato di ingenuità, riscattato poi dalla rinuncia e dal sacrificio.

Modelli ‘pericolosi’

Intellettuali e scrittori come Zola, Hugo, Balzac, i fratelli Goncourt, Dumas figlio iniziarono a scrivere storie in cui le lorettes, dopo una vita di eccessi, finivano sempre col morire giovanissime, malate, tra gli stenti, tormentate, infelici, ecc:

  • Emile Zola, Nanà
  • Alexandre Dumas figlio, La signora delle camelie
  • Gustave Flaubert, L’educazione sentimentale


Ma in realtà se si va a leggere le biografie delle lorettes ‘vere’, quelle non letterarie, si vede che spesso sono vissute tranquillamente fino a tarda età, e con molti soldi:

  • Lola Montez, Lecture of Lola Montez including her autobiography (1859)
  • Celeste Mogador, Adieux au monde. Memoires (1854)
  • Marguerite Bellanger, Les courtisanes du second empire (1871)

Queste creazioni letterarie avevano probabilmente uno scopo ben preciso: la lorette, in effetti, cominciava ad esercitare un pericoloso fascino anche sulle figlie dei borghesi, che si chiedevano “Ma perché io mi devo sposare, magari con un uomo di cui non sono nemmeno innamorata, e finire a fare la buona moglie, la brava madre, sottomessa a mio marito, quando invece potrei divertirmi, essere libera, e fare pure un sacco di soldi?”
Un buon borghese padre di famiglia non avrebbe mai tollerato l’idea che la propria figlia facesse la lorette, ma di sera di certo non disdegnava la compagnia di queste ragazze…
Così va il mondo!
Perciò con questi romanzi si cercava di rendere poco ‘appetibile’ la vita delle lorettes, descrivendo il loro successo e ricchezza come beni effimeri che prima o poi avrebbero fatto i conti con malattie, privazioni, infelicità.

RIFERIMENTI:

  • Emilio Sala, Il valzer delle camelie: echi di Parigi nella Traviata, EDT, 2008
  • Giuseppe Scaraffia, Cortigiane, Mondadori, 2008
  • (FR) Romain Vienne, La vèrité sur la Dame aux camélias Marie Duplessis, Paris, Paul Ollendorff éditeur (1888)

Altre curiosità:

Per saperne di più sulla Traviata:

La traviata, scheda dell’opera: personaggi, libretto, trama, tutte le più belle arie, mp3 da scaricare, e tanto altro.

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