Aprite un po’ quegli occhi,
Uomini incauti e sciocchi,
Guardate queste femmine,
Guardate cosa son!...
Opera: Le nozze di Figaro
Musica: Wolfagang Amadeus Mozart
Libretto: Lorenzo Da Ponte
[Atto IV]
Figaro, all’oscuro del piano di Susanna e della Contessa, si convince che Susanna voglia davvero tradirlo con il Conte; proprio lui, finora sempre così lucido, perde la testa a causa della gelosia e sfoga la sua delusione accusando tutte le donne di essere false ed ingannatrici.
Mentre nella commedia di Beaumarchais Figaro pronuncia un’invettiva contro la nobiltà, Da Ponte, per motivi di censura, lo fa qui inveire contro il genere femminile; aveva infatti promesso all’imperatore che non avrebbe messo in scena allusioni a temi politici e conflitti sociali, soprattutto quelli che potevano urtare il pubblico di aristocratici a cui era destinata l’opera.
La sua grande aria di furore riecheggia per struttura e ambizione quella del suo padrone nell’atto precedente. Come nel caso del Conte, anche qui l’ampio recitativo accompagnato eleva il personaggio al di sopra della sua condizione sociale, conferendogli una nobiltà drammatica che va oltre la maschera comica.
La scrittura orchestrale, vivace e pungente, accompagna il suo monologo misogino con un’evidente punta di caricatura. Mozart infatti non prende del tutto sul serio il furore del servo: l’accompagnamento civettuolo dei violini e l’intervento dei fiati creano un sottofondo di ironia, che smorza la violenza delle parole e restituisce l’immagine di un uomo ferito, ma non tragico.
Nella sezione finale, dove la musica accelera e si infittisce fino a un virtuosistico turbine di sillabe (“maestre d’inganni”), l’ira si trasforma in sfogo teatrale, quasi in autoparodia.
Aprite un po’ quegl’occhi
-Testo
Tutto è disposto:
L’ora dovrebbe esser vicina;
Io sento gente…è dessa!
Non è alcun;
Buia è la notte…
Ed io comincio omai a fare
Il scimunito mestiere di marito…
Ingrata!
Nel memento della mia cerimonia
Ei godeva leggendo:
E nel vederlo io rideva
Di me senza saperlo.
Oh Susanna! Susanna!
Quanta pena mi costi!
Con quell’ingenua faccia,
Con quelgli occhi innocenti,
Chi creduto l’avria? Ah!
Che il fidarsi a donna, è ognor follia.
—
Aprite un po’ quegli occhi,
Uomini incauti e sciocchi,
Guardate queste femmine,
Guardate cosa son!
Queste chiamate dee
Dagli ingannati sensi,
A cui tributa incensi
La debole ragion.
Son streghe che incantano
Per farci penar,
Sirene che cantano
Per farci affogar,
Civette che allettano
Per trarci le piume,
Comete che brillano
Per toglierci il lume.
Son rose spinose
Son volpi vezzose;
Son orse benigne,
Colombe maligne,
Maestre d’inganni,
Amiche d’affanni,
Che fingono, mentono,
Amore non senton,
Non senton pietà ,
No, no, no, no no!
Il resto no dico,
Già ognuno lo sa.
Aprite un po’ quegl’occhi
-English translation
Everything is set:
the hour should be near;
I can hear people… it is her!
It’s nobody;
The night is dark…
and I am just beginning to practice
the stupid work of being a husband…
You ungrateful!
While remembering my ceremony
he was enjoying in reading:
And while I was seeing it I was laughing
at me without knowing it.
Oh, Susanna! Susanna!
What a great suffering you cost me!
With your ingenuous face,
with your innocent eyes,
who would imagine it? Ah,
that it’s foul to trust in a woman.
—
Open your eyes,
you incautious and stupid men
Look at these women
Look what they are!
These you call goddesses
with deceived senses,
to whom the weak reason
tributes incenses.
They are witches who enchant
only to make us pain,
Sirens who sing
to draw us,
Owls who attract
to take out our feathers
Comets who shine
to take our light away,
they’re thorny roses
they’re charming foxes
they’re benign bears,
malign doves,
masters in cheating
friends of worries
who pretend, lie,
don’t feel any love,
don’t feel any pity,
no, no, no, no, no!
I don’t tell all the rest,
anybody knows that.