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Madama Butterfly di Puccini, riassunto e trama dell’opera

Di cosa parla Madama Butterfly, l’opera di Giacomo Puccini?
Ecco un breve riassunto:

Il tenente della marina americana Pinkerton arriva in Giappone a Nagasaki e decide di sposare Butterfly, una giovane geisha quindicenne; lei non si rende conto che si tratta solo di un matrimonio temporaneo; pensa sia un matrimonio americano in piena regola e crede realmente in questa unione. Dopo un breve tempo insieme, Pinkerton riparte, promettendole che un giorno sarebbe tornato.

Tre anni sono ormai passati, e Butterfly, che nel frattempo ha avuto un figlio da Pinkerton, continua a sperare nel suo ritorno. Quando Pinkerton finalmente ritorna, è accompagnato dalla sua nuova moglie americana, Kate, e manifesta l’intenzione di togliere il bambino a Butterfly per portarlo con sé in America. Butterfly, devastata, dopo un ultimo addio al bambino, si suicida con il pugnale lasciatole in eredità da suo padre.

Statua che rappresenta Madama Butterfly con suo figlio Dolore

Trama estesa e dettagliata dell’opera:

Atto I

A Nagasaki il tenente americano Pinkerton sta per sposare la geisha Cio-Cio-San, detta Butterfly (farfalla), per via della sua leggiadra figura. Goro, il sensale di matrimoni, sta mostrando al tenente la casetta in cui abiterà con la sua futura sposa; gli presenta anche Suzuki e gli altri domestici che cureranno la casa, ma Pinkerton si dimostra seccato e li congeda rapidamente. Pinkerton, confidandosi con il console americano Sharpless, spiega che non si sente minimamente vincolato da questo matrimonio; per lui è solo un contratto che la legge gli permette di rescindere con estrema facilità, e già manifesta l’intenzione di sposarsi poi in ‘vere nozze’ con una donna americana; pur apprezzando la grazia di Butterfly, lei rappresenta per lui solo una delle tante conquiste a cui pensa di avere diritto (Aria: Dovunque al mondo, lo yankee vagabondo). Il console disapprova questo comportamento, ma lui non gli da retta, e ordina a Goro di procedere con la cerimonia.
Butterfly arriva alla casetta accompagnata da un magnifico corteo di fanciulle sue amiche, cantando la sua felicità. (Quanto cielo! Quanto mar!). I due uomini le rivolgono delle domande e la ragazza, che ha solo quindici anni, spiega che una volta la sua famiglia era ricca, ma da quando suo padre è morto, è caduta in miseria e lei ha iniziato a fare la geisha per sostenere le spese familiari. Sharpless avverte nuovamente Pinkerton che lei crede realmente in questo matrimonio. Butterfly intanto fa portare in casa il suo piccolo bagaglio, contenente tutti i suoi beni: fazzoletti, un ventaglio e una custodia lunga e stretta; Goro spiega che lì Butterfly custodisce la spada donata dal Mikado (l’imperatore) a suo padre, con l’ordine di suicidarsi.
Il Commissario imperiale celebra la cerimonia di matrimonio, ma mentre tutti stanno festeggiando, irrompe improvvisamente lo zio Bonzo di Cio-Cio-San, furioso perché ha scoperto che la nipote ha rinnegato la religione dei suoi antenati per abbracciare il cristianesimo: egli la maledice, e gli altri parenti, sconvolti, esprimono disprezzo e la rinnegano. Pinkerton prende le difese di sua moglie e caccia via tutti. Rimasti soli, Pinkerton consola Cio-Cio-San in lacrime. Rifiutata dalla sua famiglia, ma comunque felice di essere con Pinkerton, la giovane si abbandona infine tra le braccia del suo amato (Duetto: Viene la sera).

Atto II

Prima parte

Sono passati tre anni da quando Pinkerton ha lasciato Butterfly, promettendole di tornare. Suzuki, convinta che Pinkerton abbia abbandonato la sua padrona, prega comunque per il suo ritorno, anche perché ormai non hanno più molti soldi per vivere. Butterfly rimprovera Suzuki per i suoi dubbi: lei è sicurissima che un giorno Pinkerton tornerà e si riunirà a lei (Un bel di vedremo).
Sharpless arriva portando una lettera che Pinkerton gli ha scritto, ma tra mille interruzioni, fatica a comunicare a Cio-Cio-San tutto ciò che si è ripromesso di dirle. Nel frattempo, infatti, arriva il ricco Yamadori; Goro lo propone a Cio-Cio-San come nuovo marito, ma lei non vuol saperne, considerandosi già impegnata. Anche se Goro cerca di farle capire che il marito, non tornando da lei, è come se avesse divorziato, lei insiste che questo può essere vero per la legge giapponese, ma non per quella americana, in cui il matrimonio è indissolubile.
Sharpless legge allora la lettera di Pinkerton a Butterfly, e cerca di convincerla ad accettare la proposta di Yamadori. Butterfly continua ad opporsi, e va a prendere suo figlio, dicendo che Pinkerton dovrà tornare almeno per quel bambino, di cui lui ancora non sa nulla, nato quando lui era già partito. Un bambino che non ci può esser dubbio che sia suo, perché ha gli occhi azzurri e i capelli ricci e biondi. Chiede a Sharpless di scriverlo a Pinkerton nella lettera che gli manderà. Il bambino si chiama Dolore, ma quando suo padre tornerà, il suo nome sarà Gioia. Se Pinkerton non tornerà, allora dichiara che lei per sopravvivere sarebbe costretta a tornare a fare la geisha; ma ora questo mestiere le appare disonorevole e immorale, e preferirebbe piuttosto morire. (Che tua madre dovrà prenderti in braccio).
Ad un trattto si odono le grida di Suzuki, arrabbiata con Goro perché lo ha sorpreso a sparlare del bambino di Butterfly; Butterfly allora lo minaccia con la spada del padre e lo caccia via; rassicura il bambino, dicendogli che il padre li porterà presto con sé in America.

In quel momento, un colpo di cannone annuncia l’arrivo della nave di Pinkerton al porto. La speranza di Butterfly rinasce: chiede a Suzuki di raccogliere tutti i fiori del giardino (Scuoti quella fronda di ciliegio) e di aiutarla ad addobbare la casa. Poi indossa il vestito che aveva il giorno del matrimonio, e si mette al riparo di un paravento, aspettando nascosta che Pinkerton entri dalla porta, per gettarsi poi tra le sue braccia. Cala la notte e Butterfly continua ad aspettare, insieme a Suzuki e al bambino, che si addormentano; ma lei non dorme; sta lì in silenzio, sempre ritta e attenta (Coro a bocca chiusa)

Seconda parte
(O, se si preferisce, atto III)

Butterfly ha vegliato tutta la notte, ma Pinkerton non è arrivato. All’alba, stremata, va a riposare un po’. Suzuki sente bussare alla porta e quando apre vede Sharpless con Pinkerton; poco più in là scorge anche una donna: è Kate, la nuova moglie americana di Pinkerton.
Sharpless fa capire a Suzuki che Pinkerton è tornato per prendere il bambino e portarlo in America, e che conta su di lei per dare la notizia a Butterfly. Suzuki è sconvolta all’idea di dover dare un tal dolore alla sua padrona, e descrive tutta l’attesa e i sentimenti che Butterfly prova ancora.
Pinkerton si rende allora conto del male che ha fatto a Butterfly e la coscienza gli rimorde, ma è troppo vile per incontrarla e preferisce fuggire (Addio fiorito asil). Butterfly si sveglia, vede il console e poi Kate, e inquieta, chiede a Suzuki se Pinkerton sia vivo; Suzuki le dice di sì. Butterfly capisce infine che quella donna è sua moglie, e che lui non vuole vederla. Seppur affranta, accetta di affidare il figlio a Pinkerton, al fine di evitargli una vita di disonore in Giappone, ma a condizione che Pinkerton venga a prenderlo di persona.
Dopodiché manda via tutti, e prende la spada di suo padre, su cui sta incisa la frase ‘Con onor muore chi non può serbar vita con onore’. Suzuki, che ha capito le sue intenzioni, come ultimo tentativo per cercare di sviarla, fa entrare il bambino nella stanza. Butterfly dà un ultimo straziante addio a suo figlio (Tu, piccolo Iddio), e dopo averlo mandato di là a giocare, si uccide.
In quel momento Pinkerton entra gridando il suo nome, ma ormai è troppo tardi.


Se vuoi leggere il libretto dell’opera, vedi ‘Madama Butterfly’, il libretto.

IMG: David Stanley

Per saperne di più, vedi:

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