Di cosa parla Tosca, l’opera di Giacomo Puccini?
Ecco un breve riassunto:
PERIODO STORICO: Siamo a Roma nell’anno 1800; la breve parentesi della Repubblica Romana, ispirata alle idee della Rivoluzione Francese, è ormai chiusa; il Regno di Napoli ha respinto i francesi e ora in città imperversa un governo ‘di polizia’ che si serve di informatori e spie per scovare e incarcerare i repubblicani, i filo-francesi, chiamati con un certo disprezzo ‘i volteriani’
Nei giorni in cui l’opera è ambientata, Napoleone sta combattendo la battaglia di Marengo contro gli austriaci, e a Roma ci sono molti repubblicani che sperano che lui vinca.
Il pittore Mario Cavaradossi si offre di aiutare il repubblicano Angelotti, appena evaso dal carcere di Castel Sant’Angelo, nascondendolo a casa sua. Il crudele Scarpia, capo della polizia papalina, si mette sulle loro tracce seguendo Tosca, cantante lirica legata sentimentalmente a Mario, di cui però è invaghito anche lo stesso Scarpia. Mario viene arrestato e condannato a morte, ma Scarpia propone a Tosca di concedersi a lui, promettendole che allora la fucilazione di Mario sarà finta. Tosca finge di accettare l’ignobile ricatto, ma quando Scarpia le si avvicina, lei lo uccide con un pugnale. Raggiunto Mario a Castel Sant’Angelo lo avverte che l’esecuzione sarà finta. Ma i fucili non sono caricati a salve, come Scarpia aveva promesso; sparano colpi veri; quando Tosca vede che Mario è davvero morto, capisce di essere stata ingannata e, disperata, si uccide gettandosi giù dal bastione.

Trama estesa e dettagliata dell’opera:
Atto I
Cesare Angelotti, ex console della Repubblica Romana e ora prigioniero politico, è appena evaso dal carcere e si rifugia in una chiesa di Roma, la basilica di Sant’Andrea della Valle; ai piedi di una colonna trova le chiavi della cappella di famiglia di sua sorella, la marchesa Attavanti, dove potrà stare nascosto.
Poco dopo in Chiesa entra il sagrestano, seguito dal pittore Mario Cavaradossi, che sta lavorando a un quadro raffigurante la Maddalena. Il sagrestano nota che il volto dipinto somiglia a quello di una donna bionda che prega spesso in chiesa, senza sapere che si tratta proprio della marchesa Attavanti. Cavaradossi gli conferma che ha ritratto quella fedele, e poi medita sulla bellezza del volto dipinto (Recondita armonia) che, pur ritraendo una donna bionda e con gli occhi azzurri, gli ricorda in qualche modo la donna da lui amata, la cantante Floria Tosca, che è invece bruna e con gli occhi scuri. Il sagrestano se ne va borbottando la sua disapprovazione.
Angelotti esce allora suo nascondiglio e si manifesta a Cavaradossi, che è suo amico e compagno di idee repubblicane. L’uomo gli racconta della sua fuga, e il pittore si offre di nasconderlo nella sua villa fuori Roma. In quel momento sentono la voce di Tosca che viene a proporre a Mario di incontrarsi quella sera, dopo che si sarà esibita a teatro (Non la sospiri la nostra casetta). Angelotti torna a nascondersi nella cappella. Tosca, donna passionale e gelosa, intuisce che Mario le sta nascondendo qualcosa e, vedendo il ritratto della marchesa nel quadro, si infiamma di sospetto. Mario la rassicura dicendole che nessuna donna ha gli occhi più belli dei suoi (Quale occhio al mondo), e la congeda promette che si incontreranno quella sera.
Appena Tosca se ne va, si ode un colpo di cannone, segno che la fuga di Angelotti è stata scoperta. Cavaradossi decide di scortarlo personalmente alla sua villa, in modo che non venga scoperto. Intanto nella chiesa il sagrestano annuncia la presunta sconfitta di Napoleone da parte dell’esercito austriaco e tutti esultano. La festa è interrotta dall’arrivo della polizia guidata dal barone Scarpia, capo della polizia pontificia, essere spregevole e vizioso; ispezionando la Chiesa, egli trova indizi del passaggio di Angelotti e capisce subito che Cavaradossi l’ha aiutato nella fuga.
Tosca rientra in Chiesa per avvisare Mario che quella sera non può venire da lui, a causa dei suoi impegni teatrali. Scarpia, subdolo e manipolatore, le mostra un ventaglio che ha trovato nella cappella, insinuando il lei il sospetto che Mario e la marchesa Attavanti siano amanti. Tosca, accecata dalla gelosia, si dirige subito verso la villa di Mario, decisa ad affrontarlo.
Scarpia ordina ai suoi uomini di seguirla, e tra sé si compiace della situazione che si è creata: il suo intento è usare Tosca per catturare il fuggitivo, ma al tempo stesso, poiché è preso da passione per lei, sfrutterà l’occasione per piegare la donna al suo desiderio. Mentre nella chiesa risuona il Te Deum, Scarpia si unisce al canto sacro, esultando a pensiero di possedere Tosca e uccidere il suo amante.
Atto II
È sera a Palazzo Farnese. Scarpia sta cenando mentre attende notizie sul fuggitivo Angelotti. Dalla finestra arriva la musica dei festeggiamenti per la vittoria (ancora non confermata) dell’Austria contro Napoleone, e Scarpia fa recapitare un biglietto a Tosca affinché si presenti a suo cospetto.
Arriva l’agente Spoletta che gli comunica che Angelotti è ancora in libertà, ma che Cavaradossi è stato arrestato. Scarpia lo interroga, ma il pittore si rifiuta di dirgli dove si nasconde Angelotti, mostrando un atteggiamento fiero e sprezzante. Scarpia allora lo fa portare in un’altra stanza, proprio mentre sta arrivando Tosca; i due si incrociano e Mario le raccomanda di non dire niente.
Scarpia dà ordine di far torturare il prigioniero e Tosca, sentendo le grida di dolore di Mario, alla fine cede e rivela che Angelotti è nascosto nel pozzo del giardino di Villa Cavaradossi. Subito dopo, Mario, sanguinante, viene riportato nella stanza: capisce che Tosca ha parlato e la rimprovera, ma un attimo dopo arriva la notizia che Napoleone ha sconfitto gli austriaci a Marengo; Mario esulta, mentre Scarpia, furioso per la vittoria francese, decide di condannarlo a morte.
Rimasta sola con l’inquisitore, Tosca tenta di ottenere la grazia per l’amato; lui allora le propone un terribile patto: se lei si concederà a lui, Cavaradossi avrà salva la vita. Lei è disgustata e si chiede perché Dio l’abbia abbandonata nel momento del bisogno (Vissi d’arte). Tenta di sviare Scarpia offrendogli del denaro, ma a lui l’unica cosa che interessa è avere lei.
Spoletta torna riferendo che Angelotti si è suicidato quando ha capito di essere stato scoperto, e che tutto è pronto per l’esecuzione di Cavaradossi. Scarpia esita a dare l’ordine, guardando Tosca: lei, disperata, accetta infine di sottomettersi. Scapria dà ordini a Spoletta di organizzare una finta esecuzione., con fucili caricati a salve.
Tosca insiste affinché Scarpia fornisca un salvacondotto con cui lei e Mario possano andar via da Roma. Lui acconsente e si dirige alla sua scrivania. Mentre sta redigendo il documento, Tosca prende silenziosamente un coltello dal tavolo della cena. Scarpia si avvicina trionfante a grandi passi a Tosca, ma quando fa per abbracciarla, lei lo pugnala, gridando “Questo è il bacio di Tosca!”. Una volta certa della sua morte, estrae il salvacondotto dalla tasca, e prima di fuggire, in un gesto di pietà, accende delle candele e pone un crocifisso sul corpo, esprimendo parole di perdono.
Atto III
All’alba, sulla terrazza di Castel Sant’Angelo, Mario attende l’esecuzione. Un pastore canta in lontananza mentre le campane suonano il mattutino. Il carceriere gli concede di scrivere un ultima lettera per Tosca, ma, sopraffatto dai ricordi, Mario non riesce a completarla, abbandonandosi alla nostalgia per i momenti d’amore vissuti con lei (E lucevan le stelle).
Poco dopo Tosca arriva trafelata: gli mostra il lasciapassare che ha ottenuto, aggiungendo di aver ucciso Scarpia, e che l’esecuzione che lo attende è una farsa. Mario, commosso e pieno d’amore, ammira il coraggio della sua amata (O dolci mani) e i due sognano un futuro di libertà. Tosca poi, con ansia, insegna a Cavaradossi come fingersi morto quando il plotone d’esecuzione gli sparerà a salve, in modo da rendere la fucilazione credibile.
Mario viene condotto via e Tosca osserva con crescente impazienza il plotone che si prepara. Gli uomini sparano e Tosca elogia il realismo della caduta di Mario, da vero attore. Una volta che i soldati se ne sono andati, si precipita verso di lui e lo incita ad alzarsi, ma allora scopre con orrore che Scarpia non era stato di parola: i proiettili erano veri, e Mario è morto.
In quel momento si odono le voci dei poliziotti, che gridano che Scarpia è morto e che Tosca lo ha ucciso. Tosca si alza, fugge correndo verso il parapetto del castello, e prima di buttarsi giù grida «O Scarpia, ci rivediamo davanti a Dio!».
Se vuoi leggere il libretto dell’opera, vedi ‘Tosca’, il libretto.
Per conoscere meglio ‘Tosca’:
IMG: Wikimedia